mercoledì 29 luglio 2009

I have a dream


Caro dr.Blog: “I Have a Dream” esordiva in un suo discorso Martin Luther King.

Io nel mio piccolo ti voglio raccontare una mia esperienza onirica di questa notte.

Nel mio volo pindarico, ero nei panni di un turista, che lasciata la sua bella cittadina nordica, si avventurava in auto nel profondo sud.

D’incanto arrivato al casello di Falcone ,lasciata l’autostrada mi sono avventurato nel paesino di Oliveri, dove una bella strada larga mi conduceva ,attraversato un ponticello ad un bel lungomare ,incorniciato da Pini marini e palme rachitiche ove iniziano i primi problemi.

Deciso di saggiare le acque invitanti che vedo li a disposizione, accosto l’auto ad un marciapiede, ma, appena spento il motore vedo arrivare con allegri saltelli e fischiettii due personaggi vestiti di blu con una scritta bianca a caratteri cubitali sulle magliette che mi fa pensare all’imballo di un televisore, i quali mi spiegano tra un saltello ed un trillo di fischietto che lì, non posso parcheggiare e mi indicano il lato sinistro della strada, ove amorevoli insenature sembrano custodire le auto in sosta come gattini tra le zampe della mamma.

Una rapida occhiata, mi fa capire che per arrivare li devo necessariamente attraversare la corsia di marcia nell’altro senso, ma per amor del mare questo ed altro, così mi avventuro,parcheggio e finalmente le agognate fresche acque e la spiaggia con il suo corredo di vu cumpra ed altri pittoreschi personaggi con ombrelloni recintati e danzatrici polinesiane con l'ukulele, mi accoglie a braccia aperte.

Sono ormai le 5 del pomeriggio da 7 ore sono in spiaggia, la mia famiglia ha l’aspetto di uno spiedino di gamberoni cotti alla brace con un colore che va dal rosso semaforo delle parti frontali all’arancione vivo delle zone meno esposte e decido che per oggi ho goduto a sufficienza di sabbia e mare, voglio tornarmene in albergo.

Sull’auto però, trovo un bigliettino che, mi fanno capire è una multa, non sapevo che i parcheggi sono a pagamento, nessuno mi ha avvisato, non c’è un avviso affisso ne un cartello che spieghi questa cosa, invece mi mostrano un cartello ,solo in italiano, che lo spiega.

Va bene, inizio a somatizzare la situazione, comunque pazienza, la giornata è stata gradevole lo stesso.

Mi immetto nel flusso del traffico ed inizia l’odissea, seguendo la magnifica strada alberata che costeggia una strana distesa in cui stanno fiorendo dei gazebo bianchi (forse una tendopoli d’emergenza da usare in caso di sisma,completa di ospedale da campo,……. gente preveggente) mi trovo di fronte il ponticello dove un segnale ,coadiuvato da un gruppetto di personaggi in maglietta blu, che sembrano a prima vista impegnati a demolire il ponte a fischiettate come fece Mosè con le mura di Jerico.Guardo a destra e vedo una stradina di campagna, a sinistra una strada larga con auto che svoltano dopo una trentina di metri sulla destra, ECCO LA VIA, metto la freccia, mi immetto e trovo un ponticello infimo impegnato da un’auto che scende in senso contrario e mi costringe ad una laboriosa retromarcia, sino a che dissimpegnato il ponticello, E Vaaaiii!

Mi trovo in una piazzetta con piccole casette ed un enorme ed inquietante divieto d’accesso che mi guata minaccioso, “ORA CHE FACCIO?” il divieto no, l’altra stradina, no è intasata di auto parcheggiate, l’altra ….pure ,svolto a destra sono di nuovo sulla strada del paese, ma…… non posso andare a sinistra, svolto a destra ripasso sotto il ponte e NO sono di nuovo su questo lungomare del cavolo. Pazienza, non posso fare altro, faccio un altro giro, torno di fronte al ponte e questa volta non mi freghi, vado a sinistra, vado vado un latro ponticello, da qui promette bene, ci sono auto che vengono da tutti e due i lati, aspetto il mio turno e mi immetto, i bambini stanchi iniziano a litigare in auto, mia moglie ormai passata dal rosso gamberone ad un più serale viola melanzana, inizia a chiedermi dove siamo, intanto io proseguo, stoicamente , proseguo, una svolta, strada larga vado a sinistra, CI SIAMO STIAMO PER USCIRE, arrivo in piazza , supero il lampione ma un mago del fischietto mi si para davanti , NON POSSO PASSARE, le auto dietro suonano, automobilisti spazientiti lampeggiano, DOVE VADO????, COME SI ESCE ???, E? UN PAESE O UN LABIRINTO SPERIMENTALE PER CAVIE ????, riprendo la strada che torna verso il mare, il ridente paesino di questa mattina si trasforma in un parto letterario di Steven King, vedo strani personaggi che mi guardano con espressioni enigmatiche e rieccolo, il maledetto ponte, il ponte sul fiume dei miei guai.

DOVE VADO ? DA DOVE SI ESCE ? COME FACCIO devo vagare in tondo per l’eternità o mi libererò di questo posto assurdo ?

A questo punto mi sono svegliato, però la questione di fondo resta sempre quella, in un paese in cui le strade che scendono verso il mare sono tre, e formano un tridente, perché l’unica strada diritta e di dimensioni accettabili è un senso unico, mentre le altre due che sono “Vinedde” di quelle da percorrere a dorso di somaro con strozzature e “ cul de sac” a iosa sono a doppio senso di circolazione ?

Inoltre di domanda se ne pongono anche di nuove, perchè in un lungo mare con i marciapiedi attrezzati di rampe per i disabili, queste sono occupate da “pirettoni” in cemento e pali segnaletici ?

Perchè le belle siepi di pitosforo che ornano i parcheggi a pagamento, servono da aree di stoccaggio e magazzino per le imprese dei Vù Cumprà ?

I parcheggi sono al buio per non turbare i sonni di quei personaggi che ci vanno a dormire, per l’intimità delle coppiette o perchè ?

Megachirops

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