lunedì 19 aprile 2010

Humphrey Bogart e le ferrovie

In inglese, il termine Deadline significa scadenza, data limite, termine ultimo.
Nel gergo giornalistico, questo vocabolo, indica il termine di chiusura del giornale che deve andare in stampa. Nel 1952
"Deadline" fu anche il titolo di un film, con Humphrey Bogart come protagonista. Il film trae spunto da una vicenda realmente accaduta: la chiusura di un famoso giornale, il “New York World”, dopo la morte di Joseph Pulitzer.
La trama del film si può così sintetizzare:1) "Un quotidiano in vendita. La doppia battaglia del direttore.Il coraggio della sua onestà. Il direttore non può bloccare la svendita del suo giornale. Sono giochi più grandi di lui.Kim  Hunter e Humphrey Bogart Ma il coraggio, prima di arrendersi, lo spinge ad indagare su un boss della malavita, che una commissione d'inchiesta ha appena assolto. 2)La madre di una ragazza, assassinata dal malavitoso, gli consegna un diario contenente le prove che incastrano il boss. L’ultimo giorno di vita del giornale, il coraggioso direttore, riesce a pubblicare il diario.Solo allora, vincitore a metà, potrà dire addio alla sua carriera e al suo giornale.3)
Nell’ultima scena del film, Humphrey Bogart chiama al telefono il gangster,che è appena riuscito a fare incriminare e pronuncia la celebre frase, diventata proverbio“E’ la stampa, bellezza e non puoi farci niente!”
Il 29 giugno 2009 a Viareggio c'è stato un grave disastro ferroviario. Una tragedia immane che ha causato una strage: 34 morti. Marco Menchini scrive:
"Sono un ex operaio e tecnico verificatore delle ferrovie. Questa testimonianza è a favore delle vittime e dei familiari della strage di Viareggio avvenuta il 29.06.09. Il carro cisterna che ha causato la strage, era deragliato il 22.06.09 a Vaiano sulla linea Firenze-Bologna. Se lo stesso fosse stato controllato sul posto o inviato alla squadra rialzo più vicina (officina) mediante ultrasuoni laser (tecnologia gia esistente 40 anni fa) si sarebbe appurato che l’asse aveva subito dei danni e sarebbe stato sostituito, in 30 minuti di lavoro.
Questa era la prassi di 40 anni fa, oggi la tecnologia ha fatto passi da gigante, treni alta velocità (Roma-Milano) in 3 ore. Ciò è giusto per le esigenze moderne, anche la riduzione di personale può essere accettata, però non a scapito della sicurezza ferroviaria; infatti il settore merci e stato quasi dimenticato: carri obsoleti con oltre 40, 50, 60 anni, non sottoposti a misure preventive di controllo, oltretutto cisterne che trasportano liquidi pericolosissimi che possono esplodere. 32 morti a Viareggio, decine di persone col 60, 70 80, 95% di bruciature su tutti il corpo.
Sono entrato in ferrovia il 15.06.1970 come operaio qualificato nel deposito locomotori a Livorno, già allora veniva un ingegnere da Firenze e controllava gli assi, ogni 1-2 anni venivano fatti questi controlli programmati, oppure se il locomotore o carro aveva subito anche un piccolo deragliamento, magari nel parco merci. Poi sono diventato verificatore, e se succedeva quanto sopra, io fermavo il carro e se non c’era pericolo lo inviavo alla squadra rialzo (officina fs) più vicina per il controllo generale. Il mio compito era di controllare i treni in arrivo e soprattutto in partenza e fare la prova dei freni, poi emettevo un nulla osta chiamato tv 40 che facevo firmare al macchinista in doppia copia , una a me una a lui, poi il capostazione dava il via libera.
In stazione vi era un assistenze di stazione, oggi formatore, che insieme alla squadra di manovra formavano il treno in base al peso, lunghezza, destinazione, etc; poi l’assistente scriveva tutti i n° dei carri scritti sulle sponde dei carri e in altre parti, poi emetteva in doppia copia (M18) che faceva firmare al capotreno o macchinista, una copia rimaneva agli atti in stazione di partenza e una alla stazione di arrivo o di smistamento. Perciò anche se il carro ha preso fuoco rimane il cartaceo o sul computer del n° dei carri. Quando un carro deraglia a volte ci vogliono dei km prima che il treno si fermi, perciò specialmente se il carro è carico è moltissimo sollecitato e gli assi sono i primi a soffrire perché le ruote battono sulle traversine di cemento. Alcuni testimoni hanno visto il treno della strage che emetteva forti scintilli a circa 20 km da Viareggio, senz’altro il carro era frenato e il surriscaldamento per tanti km, per induzione ha fatto si che l’asse già deteriorato per torsione si rompesse (si nota bene dalla foto). La quasi certezza che il carro della strage era lo stesso deragliato a Vaiano e che a Viareggio era il primo di testa, mentre a Vaiano era l’ultimo di coda, questi tipi di treni sono a composizione bloccata, quando arrivano alla stazione d’arrivo vanno allo scarico o carico, poi il locomotore va in deposito e quando deve ripartire la testa diventa coda e viceversa.
Ho visto personalmente più volte dei carri rimasti frenati essere fermati in stazioni successive a quella dove è stata notata tale anomalia; oggi purtroppo le stazioni sono deserte per la riduzione del personale. Bastava che sulla linea ci fossero rilevatori di calore o telecamere collegate col ‘Dco’ e il treno sarebbe stato fermato in tempo evitando la strage. Faccio solo adesso questa denuncia perché sono venuto in possesso delle foto del carro deragliato a Vaiano solo 15 giorni fa."


Marco Menchini

Cosa 'entra questa drammatica testimonianza col film di Humphrey Bogart?
Scrive Beppe Grillo, che ha pubblicato la lettera di Marco Menchini sul suo blog: "Le Ferrovie italiane hanno fatto miracoli. Lo attesta il bilancio 2009. In 4 anni la "razionalizzazione dei costi operativi" ha portato a una riduzione di 1,1 miliardi di euro. L'utile netto è cresciuto del 175% ed è arrivato a 44 milioni di euro. I morti di Viareggio se lo sapessero ne sarebbero contenti". Già, parafrasando Humphrey Bogart: "E' il mercato, bellezza e non puoi farci niente!"

Maurizio Pirrotti



Fonte:1)http://www.archivio.raiuno.rai.it/schede/9016/901654.htm
2)http://www.ilcassetto.it/notizia.php?tid=316
3)http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=26170
4)http://www.beppegrillo.it/

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